Troppo pieno

Chi è troppo pieno di sé si aspetta che gli altri capiscano i suoi pensieri inespressi, le sue intenzioni nascoste, i suoi sentimenti non palesati. Tutto deve essere un movimento degli altri verso di lui/lei, tutto deve essere uno sforzo degli altri nel capirlo/a. Chi è troppo pieno di sé non ha spazio per gli altri. Chi è troppo pieno di sé raramente apprezza sinceramente gli altri o raramente dimostra il suo apprezzamento. Fermatevi dunque, quel passo avanti per cercare di interpretare non fatelo più. Fermatevi dunque, smettete di aspettare un suo sincero riconoscimento. Non arriverà mai. Nelle relazioni o ci si incontra a metà strada o ognuno rimarrà fermo nella sua distanza dall’altro. E che relazione è quella in cui non ci si incontra mai?

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Le parole non dette

Dovresti sempre dire tutto quello che vorresti dire a chi lo vorresti dire…..perche’ le parole non dette scavano dentro dei solchi sempre più profondi. Perché le parole non dette sono il veleno dell’anima, le parole non dette interferiscono col battito del cuore, lo alterano, lo fanno saltare, lo fanno sentire….che è cosa strana sentirlo, il cuore, ché lo diamo per scontato il più delle volte. Ed invece è lì ed ogni tanto si fa sentire per ricordarti che c’è e per ricordarti di dargli tregua…di buttare fuori dalle labbra quelle parole che lo soffocano. Di urlarle al cielo, al mare, alla luna e di farle portare via dal vento verso le orecchie di chi e’ lontano e che speri sia pronto ad ascoltarle, a raccoglierle e a restituirtele, un giorno, con tenerezza. O, se sei fortunato, di sussurrargliele…..perche’ le parole sussurrate arrivano dritte all’anima.

La rinuncia

…che poi quello che vorrei è solo che tu possa essere la prima persona alla quale augurare una buona giornata al mattino e una serena notte la sera, il primo al quale raccontare un momento di gioia, un mio successo. Quello che vorrei è sapere che ci sei per me. Ciò che vorrei è essere per te tutto quello che io vorrei tu fossi per me. Perciò, ti prego, rinuncia a me.

IL CANTO

Lentamente
nelle lacrime che si fanno mare
sciolgo il ricordo di te
diluendo così il mio dolore

La mia nenia a te arriva
alle non più sorde orecchie tue
a te che da me sei via
percorrendo strade non più buie

Infilo perle di note
che da lamento sciolto
in collane di voce
diventan canto

Il mio gemito pacatamente gioioso diventa
annienta così la tua assenza
di speme una sorgente alimenta
e profumo ha di resilienza

Tutto ora sa di primavera
il mare, il cielo, il vento
il dolore divenuto cera

seme di rinascita
di nuovo vanto
di vita che palpita

Libertà

Il tuo silenzio punitivo, le tue assenze, il tuo ignorarmi, che pensavi mi tenessero legata, hanno finito per emanciparmi da te. Non rispondermi, non mi interessa più avere le tue risposte. Ignorami, non so più cosa farmene delle tue attenzioni. Mi hai abituata alla tua assenza, ma io vivo, respiro, sorrido anche senza di te.

L’addio

Ci sono momenti in cui ogni parola diventa priva di senso, diventa solo un suono privo di significato, un’eco che rimbalza e torna ad orecchie che ascoltano solo il dolore del cuore. Ci sono momenti in cui il tempo sembra sospendersi e ci smarrisce in mille perché in quei luoghi della mente dove un perché non c’è. Momenti in cui tutto il senso della vita sembra svanire, sciogliersi come un fiocco di neve al sole. E in quei momenti in cui tutto si sfilaccia, si disperde, i ricordi sono pezzi di vetro che tagliano il respiro. Sono questi i momenti che consegnano l’Amore all’eternità.

IL COLLEZIONISTA

C’è chi fa la raccolta di fumetti, chi di vinili e chi di orologi. E poi ci sei tu, tu che collezioni donne. Sì, tu che intessi tante relazioni contemporaneamente, inanellando flirt e avventure solo per il gusto di testare le tue abilità di seduttore.
Tu che sei come un pescatore che butta la rete tutti i giorni per vedere chi resta impigliata. Tu che lanci l’amo ma a cui non interessa chi abboccherà perché sei più affascinato dal gioco che dalla conquista.
Tu che non ami le donne, no non le ami: tu ami solo te stesso.
Tu che le donne non le conosci affatto né sei interessato a conoscerle perché ogni incontro, ogni cattura serve solo a dimostrare a te stesso che puoi ancora piacere, che non sei una nullità, che non sei un relitto umano privo di empatia.
Usi strategie, frasi, atteggiamenti e modalità seduttive collaudate per raccogliere nella rete più donne possibili. Non cerchi la qualità ma la quantità, il numero.
Talvolta ti nascondi nei social: niente di più facile che lanciare la rete in rete per catturare, gestire senza realmente metterti in gioco, senza mostrarti, al sicuro dietro le mille maschere che i social ti permettono di indossare.
Ciò che non sai, caro collezionista, è che questa raccolta di bambole a tuo uso e consumo, serve solo a riempire il tuo vuoto assoluto che tale rimarrà perché non potrà mai essere riempito. La tua disperazione urlerà nelle tue orecchie e rimbomberà nel tuo cuore vuoto dove non c’è spazio per nessuno. La tua aridità non ti darà tregua.
Sarai condannato alla ricerca continua, alla fame insaziabile, alla sete inappagabile. Sarai condannato alla mediocrità perché le donne, quelle che si amano o tornano ad amarsi durante te, prima o poi ti lasceranno morire di fame e di sete. Le tue tattiche manipolatorie prima o poi falliranno, il tuo gioco perverso prima o poi si svelerà. Rimarrai solo e morirai in una desolazione fatta di silenzio.
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